Walter Benjamin

Larcobaleno

[apparso in Metafisica della gioventù. Scritti 1910-1918, Einaudi, Torino 1982, pp. 151-58]


MARGARETHE  È presto, temevo di disturbarti. Ma non potevo aspettare. Voglio raccontarti un sogno prima che svanisca.
GEORG  Come sono felice quando vieni da me la mattina - me ne sto tutto solo con i miei quadri e non ti attendo affatto. Sei passata attraverso la pioggia che ti ha rinfrescata. Su, racconta.
MARGARETHE  Georg, mi accorgo che non posso. Un sogno non si può raccontare.
GEORG  Ma che cosa hai sognato? Era bello o spaventoso? Era forse qualcosa che hai vissuto con me?
MARGARETHE  Nulla di tutto ciò. Era semplicissimo. Si trattava di un paesaggio, ma ardeva nei colori. Mai ho visto colori del genere. Anche i pittori non li conoscono.
GEORG  Erano i colori della fantasia, Margarethe.
MARGARETHE  I colori della fantasia, è vero. Il paesaggio splendeva in essi. Ogni monte, ogni albero, le foglie: avevano in sé infiniti colori. E anche infiniti paesaggi. Quasi la stessa natura prendesse vita in una molteplicità di incarnazioni.
GEORG  Conosco queste immagini della fantasia. Credo di averle in me stesso quando dipingo. Mescolo i colori e vedo solo colore. Vorrei quasi dire: io sono colore.
MARGARETHE  E così era il sogno. Non ero altro che occhi. Tutti gli altri sensi erano dimenticati, scomparsi. Io stessa non cero più, né la mia mente, che mi rivela le cose dalle immagini sensibili. Non ero una che guardava, ero solo sguardo. E quello che vedevo non erano cose, Georg, erano solo colori. E io stessa ero colore in questo paesaggio.
GEORG  E unebbrezza, questa che tu descrivi. Ricordi quando ti parlavo di un raro e meraviglioso senso di ebbrezza che avevo conosciuto in passato? Mi sentivo leggero in quei momenti. Soprattutto percepivo il modo in cui stavo nelle cose: delle loro proprietà, cioè, attraverso le quali io le penetravo. Ero io stesso una proprietà del mondo e stavo sospeso su di esso, lo riempivo come fossi colore.
MARGARETHE  Perché nelle immagini dei pittori non ho trovato mai i colori puri e ardenti del sogno? Giacché il luogo da cui nascono, la fantasia, e quello che tu paragoni allebbrezza - la pura percezione nelloblio di sé - questo è lanima dellartista. E fantasia è lessenza intima dellarte, mai lho visto con più chiarezza.
GEORG  Se fosse lanima dellartista non sarebbe per questo anche lessenza dellarte. Larte crea. E lo fa oggettualmente, cioè in rapporto alle forme pure della natura. Pensa - come spesso facevi con me - alle forme. Larte crea secondo un canone eterno, che fonda forme eterne di bellezza. Forme appunto, che riposano tutte nella forma, nel rapporto con la natura.
MARGARETHE  Vuoi dire che larte imita la natura?
GEORG  Sai bene che non penso questo. E vero, lartista non vuole altro che afferrare la natura nella sua essenza, vuole coglierla nella sua purezza, riconoscerla nella forma. Ma nel canone riposano le forme profonde e creatrici della concezione. Osserva la pittura. Non parte dalla fantasia, dal colore, ma dallo Spirituale, dallelemento creatore, dalla forma. La sua forma è cogliere lo spazio vivente, costruirlo secondo un principio: poiché la vita non possiamo accoglierla se non con latto generatore. Il principio è il suo canone. E ogni volta che ci ho riflettuto, mi è sembrato che questo principio, per la pittura, sia linfinitezza dello spazio, così come per la scultura la tridimensionalità. Non è il colore lessenza della pittura, ma la superficie. In essa, nella profondità, lo spazio vive secondo la sua infinitezza. Nella superficie lessenza delle cose si apre allo spazio, non propriamente nello spazio. E il colore è solo la concentrazione della superficie, impressione in essa dellinfinito. Il colore in quanto tale è esso stesso infinito, ma nella pittura ne abbiamo solo un riflesso.
MARGARETHE  In che cosa si distinguono i colori del pittore da quelli della fantasia? E non è la fantasia la sorgente prima del colore?
GEORG  Si, lo è, anche se questo ci meraviglia. Ma i colori del pittore sono relativi a confronto del colore assoluto della fantasia. Il colore puro esiste solo nellintuizione e solo nellintuizione cè lassoluto. Il colore pittorico è solo un riflesso della fantasia. In esso la fantasia si trasforma in azione, il colore crea mediazioni di luce e ombra e simpoverisce. Il fondamento spirituale dellimmagine è la superficie e se hai veramente imparato a vedere, ti accorgerai che la superficie illumina il colore, non viceversa. Linfinità spaziale è la forma della superficie. Essa è il canone da cui procede il colore.
MARGARETHE  Non vorrai essere così paradossale da dirmi che la fantasia non ha a che fare con larte. E anche se il canone dellarte è spirituale, forza formatrice della vitalità - che ovviamente si riferisce solo alla natura in infiniti modi possibili - è vero però che anche lartista è capace di concepire. La semplice bellezza, la visione, la gioia della contemplazione pura, lartista la vive non in misura minore, ma molto più profondamente di tutti noi.
GEORG  Come intendi ciò che appare nella fantasia? Come un modello di cui lesecuzione sarebbe la copia?
MARGARETHE  Lartista creatore non conosce modelli, quindi neppure nella fantasia. Non penso infatti a un modello ma a un archetipo (Urbild). A quellapparire in cui egli si risolve, nel quale si sofferma, che non abbandona mai, e che è scaturito dalla fantasia.
GEORG  La musa dà allartista larchetipo della creazione. Hai detto bene. E cosaltro è questarchetipo se non la garanzia di verità della sua creazione, la prova che di essere un tutto unico con lunità dello spirito, dal quale nascono la matematica non meno che la figurazione, la storia non meno che la parola. Che altro garantisce la musa al poeta con questo archetipo, se non il canone stesso, leterna verità che sta alla base dellarte. E quellebbrezza che scorre per i nostri nervi nei momenti di massima chiarezza dello spirito; lardente ebbrezza del creare è la consapevolezza di creare nel canone, in accordo con la verità cui diamo compimento. Nella mano del poeta che scrive, in quella dellartista che dipinge, nelle dita del musicista, nel movimento di chi crea unimmagine, nel singolo accenno, nel totale dissolversi in gesto, quel gesto che lui, lartista, divinamente ispirato contempla in se stesso, quasi visione, la mano guidata dalla mano della musa, - in tutto questo domina la fantasia come contemplazione del canone nelle cose e in chi le osserva, unità di ambedue nella contemplazione del canone. Solo il potere della fantasia trasforma lebbrezza del godimento di cui ti dicevo nellebbrezza dellartista. E solo quando egli tenta di fare dellarchetipo un modello, quando vuole impadronirsi dello spirituale senza dargli forma, contemplarlo nellinforme, lopera diventa fantastica.
MARGARETHE  Ma se la fantasia è il dono di una pura concezione; non allarghiamo la sua essenza oltre ogni confine? La fantasia è allora in ogni movimento puro, disinteressato, agito, come nellintuizione: nella danza, nel canto, nel passo e nella parola così come nella pura visione del colore. E perché vorremmo vedere la fantasia principalmente nel colore?
GEORG  Certo esiste in noi una intuizione pura dei nostri movimenti e di tutto il nostro fare, e su di essa poggia, credo, la fantasia dellartista. Ma il colore resta lespressione più pura dellessenza della fantasia, giacché proprio ad esso non corrisponde nelluomo alcuna capacità creativa. La linea non è colta con altrettanta purezza, possiamo infatti mutarla mentalmente con il movimento e il suono non è assoluto perché abbiamo il dono della voce. Ambedue non hanno la pura, intangibile bellezza del colore. Mi rendo conto, ovviamente, che la vista è parte di una regione della sensorialità umana cui non corrisponde alcuna capacità creativa: percezione cromatica, odorato e gusto. Guarda come è chiara la lingua su questo punto. Lo stesso termine indica la proprietà degli oggetti e lattività dei sensi: odorare, aver sapore.1 Ma dei colori si dice che appaiono, il che non si dice mai degli oggetti per significarne la forma pura. Hai unidea di quale regione dello spirito misteriosa e profonda abbia qui inizio?
MARGARETHE  Non lho forse intuita prima ancora di te, Georg? Ma vorrei distaccare nettamente il colore dal misterioso regno dei sensi. Quanto più discendiamo in questo secondo regno (della ricettività sensoriale), cui non corrisponde alcuna capacità creativa, tanto più gli oggetti di questo regno si fanno sostanziali e tanto meno i sensi possono limitarsi ad afferrare pure proprietà. Non è possibile coglierli in se stessi con un atto puro e autonomo della mente, ma solo come la proprietà di una sostanza. Ma il colore nasce dal profondo della fantasia proprio perché non è altro che proprietà, in nulla è sostanza o ad essa si riferisce. Del colore si può dire solo che è una proprietà, non che abbia proprietà. Per questo chi non ha fantasia ne ha fatto dei simboli. Nel colore locchio si rivolge allo spirituale, risparmiando allartista il cammino attraverso le forme della natura. Il colore dirige il senso, attraverso la pura percezione, direttamente verso lo spirito, verso larmonia. Colui che vede si identifica con il colore, guardare un colore significa affondare lo sguardo in un occhio estraneo che lo inghiotte dentro di sé, locchio della fantasia. I colori contemplano se stessi, in loro è il puro vedere ed essi sono al tempo stesso loggetto e lorgano che lo percepisce. Il nostro occhio è colorato. Il colore nasce dalla vista e colora il puro sguardo.
GEORG  Lhai detto molto bene: nel colore appare lessenza propriamente spirituale dei sensi, il percepire; il colore, in quanto spirituale e immediato, è la pura espressione della fantasia. Solo ora capisco cosa vuol dire la lingua quando parla dellaspetto (Aussehen) delle cose. Vuole indicare appunto il viso (Gesicht)2 del colore. Il colore è la pura espressione della contemplazione del mondo, il superamento di colui che vede. Attraverso la fantasia, esso si incontra con lodorato e con il gusto, e cosi le persone più sensibili possono sviluppare liberamente la fantasia nellintero ambito dei loro sensi. Io almeno credo che gli spiriti eletti generano da se stessi fantasie di odori, addirittura di gusti, come altri fantasie di colore. Pensa a Baudelaire. Queste estreme fantasie si fanno addirittura garanti di innocenza, giacché solo la pura fantasia da cui sgorgano non viene profanata da simboli e stati danimo.
MARGARETHE  Chiami innocenza quellambito della fantasia nel quale le impressioni vivono ancora pure come qualità in sé, incontaminate nello spirito che le riceve. Questa sfera dellinnocenza non è forse quella dei bambini e degli artisti? Vedo adesso con chiarezza che ambedue vivono nel mondo del colore. Che la fantasia è il medium in cui concepiscono e creano. Ha scritto un poeta: Se fossi materia, mi colorerei.
GEORG  Creare ricevendo: ecco il compimento dellartista. Questo ricevere dalla fantasia non è la ricezione di un modello ma delle leggi stesse. Esso congiungerebbe il poeta alle sue figure nel medium del colore. Creare unicamente dalla fantasia, significherebbe essere divini, creare dalle leggi, direttamente e senza il tramite delle forme. Dio crea da unemanazione dellessere, come dicono i neoplatonici, e questessere non sarebbe altro che la fantasia, dalla cui essenza procede il canone. Forse il poeta ha intuito questo nel colore.
MARGARETHE  Solo i bambini dimorano interamente nellinnocenza e quando arrossiscono ritornano nellessenza del colore. In loro la fantasia è così pura, che ci riescono. - Ma guarda, non piove più. Un arcobaleno.
GEORG  Larcobaleno. Guardalo bene: è solo colore, in lui nulla è forma. E il simbolo (Sinnbild) del canone, così come emerge divinamente dalla fantasia. In esso infatti lordine della bellezza è quello della natura. La sua bellezza è la legge stessa, non più tramutata in natura, in spazio, non più bella per simmetria, spazio e leggi. Non più attraverso forme per derivazione dal canone, no, bella in se stessa. Nellarmonia, poiché canone e opera sono un tutto unico.
MARGARETHE  E ogni bellezza, in cui lordine del bello appare come natura, non riposa forse sullarcobaleno come simbolo?
GEORG  E così. Nella pura contemplazione sta il canone ed esso appare unicamente nel colore. Poiché nel colore la natura è spirituale e nella sua spiritualità non è altro che colore. E veramente larchetipo dellarte in quanto vive nella fantasia. La natura infatti ci vive dentro come comunanza di tutte le cose che non sono né create né creatrici. La natura concepisce nella pura visione. A lei si riferisce ogni oggettualità dellarte.
MARGARETHE  Potessi dirti quanto mi è familiare il colore. Intorno a me è un mondo di ricordi. Penso ai colori dei bambini. Per loro il colore è una sorta di percezione innata (das Empfangene), lespressione della fantasia. Soffermiamoci allinterno dellarmonia, della natura innocente: penso alle figure, colorate o no, alla bella e singolare tecnica dei miei più vecchi libri illustrati. Hai mai osservato come i contorni delle figure vi appaiono sfumati in un gioco di arcobaleni, come cielo e terra sono colorati a strisce con colori trasparenti, come i colori sembrino aleggiare sulle cose, quasi a illuminarle di colore o a inghiottirle. Pensa ai molti giochi infantili che si rifanno tutti a una pura visione fantastica: le bolle di sapone, il gioco col thé, i colori umidi della lanterna magica, gli acquerelli, le decalcomanie. I colori sono sempre alonati, tendono a dissolversi variando di intensità ma senza passaggi di luci e dombre. Talora lanosi come i fili colorati da ricamo. Non cera quantità, come nei colori della pittura. Non ti sembra che tutto questo mondo del colore, il colore come medium, come assenza di spazio, sia stato eccellentemente raffigurato dalla policromia? Il mondo estetico del bambino vi appare come un universo a-spaziale, di pura recettività, la cui unica dimensione è laltezza. La percezione dei bambini è a sua volta dispersa nel colore. Essi non traggono conclusioni. La loro fantasia è intatta.
GEORG  Tutte le cose che stai dicendo non sono che aspetti di un unico colore della fantasia. Un colore netto, senza passaggi, che pure gioca in innumerevoli sfumature, umido, cancella le cose nella colorazione dei loro contorni, un medium, puro accidente privo di sostanza, vario e tuttavia monocromo, un colorato colmare linfinito Uno per mezzo della fantasia. E il colore della natura, delle montagne, degli alberi, dei fiumi e delle valli, ma soprattutto dei fiori e delle farfalle, del mare e delle nubi. Proprio per il colore le nubi sono così vicine alla fantasia. E larcobaleno è per me la manifestazione più pura del colore, che anima e compenetra la natura, ne riporta lorigine alla fantasia e ne fa larchetipo, contemplazione in silenzio dellarte. La religione proietta infine il suo sacro regno nelle nubi e la vita eterna nel paradiso. Mathias Grünewald dipingeva laureola dei suoi angeli con i colori dellarcobaleno, affinché dalle sacre immagini lanima rilucesse come fantasia.
MARGARETHE  La fantasia è anche lanima del sogno. Sognare vuol dire cogliere le immagini nella loro purezza. Allinizio volevo raccontarti un sogno; ora ci riuscirei ancora meno, ma tu stesso ne hai visto lessenza.
GEORG  Nella fantasia è lorigine della bellezza, che ci appare solo nella pura ricezione. È bello, è addirittura lessenza stessa della bellezza che questa bellezza sia possibile solo riceverla; e solo nella fantasia può vivere lartista e immergersi nellarchetipo. Quanto più profondamente la bellezza è penetrata in unopera, tanto più è ricevuta. Ogni creazione è imperfetta; ogni creazione è senza bellezza. E meglio tacere.


Questo testo di Benjamin, finora ritenuto perduto, viene qui pubblicato per la prima volta. In una lettera a Ernst Schoen del gennaio1915 (Br 120), Benjamin scriveva: Spero di poterla incontrare allinizio di febbraio, quando avrò terminato un bel lavoro sulla fantasia e i colori. Lei sa che su questo argomento vi sono delle belle cose in Baudelaire. Daltra parte, in una lettera a H. Belmore del 25 marzo 1916 (Br 124) si legge: Dallepoca del lavoro su Hölderlin e del Regenbogen, ho cominciato parecchi nuovi lavori... Sulla base di questi accenni, gli editori tedeschi, nella loro avvertenza editoriale, scrivono: Di una serie di lavori di Benjamin, di cui si conosce il titolo o largomento, si deve temere che essi siano definitivamente perduti. Ciò vale per un lavoro del 1915 sulla fantasia e i colori e per un testo, dal titolo Larcobaleno, scritto al più tardi nella primavera del 1916... (cfr. I, 2, 763). Come risulta dal sottotitolo e dal contenuto del dialogo che qui pubblichiamo (si veda anche il riferimento a Baudelaire) non si tratta, in realtà, di due lavori, ma di un unico testo. Esso è stato ritrovato a Roma nel 1977 dal curatore della presente edizione fra le carte di Benjamin in possesso di Herbert Blumenthal Belmore, che lo aveva conservato con cura dagli anni della sua giovinezza. Si tratta di un dattiloscritto di ventiquattro fogli (di formato 22,4 x 28,2 cm) con poche correzioni a penna. Il titolo è nel secondo foglio, sul verso del quale si legge la dedica: Grete Radt gewidmet (dedicato a Grete Radt; Grete Radt era in quel periodo fidanzata con Benjamin).

Footnotes:

1 [In tedesco schmecken significa sia aver sapore che gustare ].
2 [In tedesco le parole Aussehen e Gesicht sono entrambe collegate etimologicamente con sehen, vedere].


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On 27 Oct 2008, 17:03.