% This file was converted to LaTeX by Writer2LaTeX ver. 0.5
% see http://www.hj-gym.dk/~hj/writer2latex for more info
\documentclass{article}
\usepackage[ascii]{inputenc}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[ngerman,italian,english]{babel}
\usepackage{amsmath,amssymb,amsfonts,textcomp}
\usepackage{color}
\usepackage{array}
\usepackage{hhline}
\usepackage{hyperref}
\hypersetup{pdftex, colorlinks=true, linkcolor=blue, citecolor=blue, filecolor=blue, pagecolor=blue, urlcolor=blue, pdftitle=L{\textquotesingle}arcobaleno, pdfauthor=, pdfsubject=, pdfkeywords=}
% Outline numbering
\setcounter{secnumdepth}{0}
% Page layout (geometry)
\setlength\paperwidth{8.2673in}
\setlength\paperheight{11.6925in}
\setlength\voffset{-1in}
\setlength\hoffset{-1in}
\setlength\topmargin{0.9846in}
\setlength\oddsidemargin{0.7874in}
\setlength\textheight{9.7233in}
\setlength\textwidth{6.692499in}
\setlength\footskip{0.0cm}
\setlength\headheight{0cm}
\setlength\headsep{0cm}
% Footnote rule
\setlength{\skip\footins}{0.0469in}
\renewcommand\footnoterule{\vspace*{-0.0071in}\setlength\leftskip{0pt}\setlength\rightskip{0pt plus 1fil}\noindent\textcolor{black}{\rule{0.25\columnwidth}{0.0071in}}\vspace*{0.0398in}}
% Pages styles
\makeatletter
\newcommand\ps@Standard{
  \renewcommand\@oddhead{}
  \renewcommand\@evenhead{}
  \renewcommand\@oddfoot{}
  \renewcommand\@evenfoot{}
  \renewcommand\thepage{\arabic{page}}
}
\makeatother
\pagestyle{Standard}
% footnotes configuration
\makeatletter
\renewcommand\thefootnote{\arabic{footnote}}
\makeatother
\title{L{\textquotesingle}arcobaleno}
\begin{document}
\clearpage\setcounter{page}{1}\pagestyle{Standard}

\bigskip

{\selectlanguage{italian}\sffamily\bfseries\color{red}
Walter Benjamin}

\section[L{\textquotesingle}arcobaleno]{\sffamily\bfseries
L{\textquotesingle}arcobaleno}
{\selectlanguage{italian}\sffamily
[apparso in \textit{Metafisica della giovent\`u. Scritti 1910-1918},
Einaudi, Torino 1982, pp. 151-58]}


\bigskip

{\selectlanguage{italian}\sffamily
MARGARETHE \ \`E presto, temevo di disturbarti. Ma non potevo aspettare.
Voglio raccontarti un sogno prima che svanisca.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
GEORG \ Come sono felice quando vieni da me la mattina -- me ne sto
tutto solo con i miei quadri e non ti attendo affatto. Sei passata
attraverso la pioggia che ti ha rinfrescata. Su, racconta.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
MARGARETHE \ Georg, mi accorgo che non posso. Un sogno non si pu\`o
raccontare.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
GEORG \ Ma che cosa hai sognato? Era bello o spaventoso? Era forse
qualcosa che hai vissuto con me?}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
MARGARETHE \ Nulla di tutto ci\`o. Era semplicissimo. Si trattava di un
paesaggio, ma ardeva nei colori. Mai ho visto colori del genere. Anche
i pittori non li conoscono.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
GEORG \ Erano i colori della fantasia, Margarethe.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
MARGARETHE \ I colori della fantasia, \`e vero. Il paesaggio splendeva
in essi. Ogni monte, ogni albero, le foglie: avevano in s\'e infiniti
colori. E anche infiniti paesaggi. Quasi la stessa natura prendesse
vita in una molteplicit\`a di incarnazioni.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
GEORG \ Conosco queste immagini della fantasia. Credo di averle in me
stesso quando dipingo. Mescolo i colori e vedo solo colore. Vorrei
quasi dire: io sono colore.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
MARGARETHE \ E cos\`i era il sogno. Non ero altro che occhi. Tutti gli
altri sensi erano dimenticati, scomparsi. Io stessa non
c{\textquoteright}ero pi\`u, n\'e la mia mente, che mi rivela le cose
dalle immagini sensibili. Non ero una che guardava, ero solo sguardo. E
quello che vedevo non erano cose, Georg, erano solo colori. E io stessa
ero colore in questo paesaggio.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
GEORG \ E un{\textquoteright}ebbrezza, questa che tu descrivi. Ricordi
quando ti parlavo di un raro e meraviglioso senso di ebbrezza che avevo
conosciuto in passato? Mi sentivo leggero in quei momenti. Soprattutto
percepivo il modo in cui stavo nelle cose: delle loro propriet\`a,
cio\`e, attraverso le quali io le penetravo. Ero io stesso una
propriet\`a del mondo e stavo sospeso su di esso, lo riempivo come
fossi colore.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
MARGARETHE \ Perch\'e nelle immagini dei pittori non ho trovato mai i
colori puri e ardenti del sogno? Giacch\'e il luogo da cui nascono, la
fantasia, e quello che tu paragoni all{\textquotesingle}ebbrezza -- la
pura percezione nell{\textquotesingle}oblio di s\'e -- questo \`e
l{\textquoteright}anima dell{\textquotesingle}artista. E fantasia \`e
l{\textquotesingle}essenza intima dell{\textquotesingle}arte, mai
l{\textquoteright}ho visto con pi\`u chiarezza.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
GEORG \ Se fosse l{\textquoteright}anima dell{\textquoteright}artista
non sarebbe per questo anche l{\textquoteright}essenza
dell{\textquoteright}arte. L{\textquoteright}arte crea. E lo fa
oggettualmente, cio\`e in rapporto alle forme pure della natura. Pensa
-- come spesso facevi con me -- alle forme. L{\textquotesingle}arte
crea secondo un canone eterno, che fonda forme eterne di bellezza.
Forme appunto, che riposano tutte nella forma, nel rapporto con la
natura.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
MARGARETHE \ Vuoi dire che l{\textquoteright}arte imita la natura?}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
GEORG \ Sai bene che non penso questo. E vero, l{\textquoteright}artista
non vuole altro che afferrare la natura nella sua essenza, vuole
coglierla nella sua purezza, riconoscerla nella forma. Ma nel canone
riposano le forme profonde e creatrici della concezione. Osserva la
pittura. Non parte dalla fantasia, dal colore, ma dallo Spirituale,
dall{\textquoteright}elemento creatore, dalla forma. La sua forma \`e
cogliere lo spazio vivente, costruirlo secondo un principio: poich\'e
la vita non possiamo accoglierla se non con l{\textquoteright}atto
generatore. Il principio \`e il suo canone. E ogni volta che ci ho
riflettuto, mi \`e sembrato che questo principio, per la pittura, sia
l{\textquoteright}infinitezza dello spazio, cos\`i come per la scultura
la tridimensionalit\`a. Non \`e il colore l{\textquoteright}essenza
della pittura, ma la superficie. In essa, nella profondit\`a, lo spazio
vive secondo la sua infinitezza. Nella superficie
l{\textquotesingle}essenza delle cose si apre \textit{allo }spazio, non
propriamente \textit{nello }spazio. E il colore \`e solo la
concentrazione della superficie, impressione in essa
dell{\textquotesingle}infinito. Il colore in quanto tale \`e esso
stesso infinito, ma nella pittura ne abbiamo solo un riflesso.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
MARGARETHE \ In che cosa si distinguono i colori del pittore da quelli
della fantasia? E non \`e la fantasia la sorgente prima del colore?}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
GEORG \ Si, lo \`e, anche se questo ci meraviglia. Ma i colori del
pittore sono relativi a confronto del colore assoluto della fantasia.
Il colore puro esiste solo nell{\textquoteright}intuizione e solo
nell{\textquoteright}intuizione c{\textquoteright}\`e
l{\textquotesingle}assoluto. Il colore pittorico \`e solo un riflesso
della fantasia. In esso la fantasia si trasforma in azione, il colore
crea mediazioni di luce e ombra e s{\textquoteright}impoverisce. Il
fondamento spirituale dell{\textquotesingle}immagine \`e la superficie
e se hai veramente imparato a vedere, ti accorgerai che la superficie
illumina il colore, non viceversa. L{\textquoteright}infinit\`a
spaziale \`e la forma della superficie. Essa \`e il canone da cui
procede il colore.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
MARGARETHE \ Non vorrai essere cos\`i paradossale da dirmi che la
fantasia non ha a che fare con l{\textquoteright}arte. E anche se il
canone dell{\textquoteright}arte \`e spirituale, forza formatrice della
vitalit\`a -- che ovviamente si riferisce solo alla natura in infiniti
modi possibili -- \`e vero per\`o che anche l{\textquoteright}artista
\`e capace di concepire. La semplice bellezza, la visione, la gioia
della contemplazione pura, l{\textquoteright}artista la vive non in
misura minore, ma molto pi\`u profondamente di tutti noi.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
GEORG \ Come intendi ci\`o che appare nella fantasia? Come un modello di
cui l{\textquoteright}esecuzione sarebbe la copia?}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
MARGARETHE \ L{\textquotesingle}artista creatore non conosce modelli,
quindi neppure nella fantasia. Non penso infatti a un modello ma a un
archetipo (\textit{Urbild}). A quell{\textquoteright}apparire in cui
egli si risolve, nel quale si sofferma, che non abbandona mai, e che
\`e scaturito dalla fantasia.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
GEORG \ La musa d\`a all{\textquoteright}artista
l{\textquoteright}archetipo della creazione. Hai detto bene. E
cos{\textquoteright}altro \`e quest{\textquoteright}archetipo se non la
garanzia di verit\`a della sua creazione, la prova che di essere un
tutto unico con l{\textquoteright}unit\`a dello spirito, dal quale
nascono la matematica non meno che la figurazione, la storia non meno
che la parola. Che altro garantisce la musa al poeta con questo
archetipo, se non il canone stesso, l{\textquoteright}eterna verit\`a
che sta alla base dell{\textquoteright}arte. E
quell{\textquoteright}ebbrezza che scorre per i nostri nervi nei
momenti di massima chiarezza dello spirito; l{\textquoteright}ardente
ebbrezza del creare \`e la consapevolezza di creare \textit{nel
}canone, in accordo con la verit\`a cui diamo compimento. Nella mano
del poeta che scrive, in quella dell{\textquoteright}artista che
dipinge, nelle dita del musicista, nel movimento di chi crea
un{\textquoteright}immagine, nel singolo accenno, nel totale
dissolversi in gesto, quel gesto che lui, l{\textquoteright}artista,
divinamente ispirato contempla in se stesso, quasi visione, la mano
guidata dalla mano della musa, - in tutto questo domina la fantasia
come contemplazione del canone nelle cose e in chi le osserva, unit\`a
di ambedue nella contemplazione del canone. Solo il potere della
fantasia trasforma l{\textquoteright}ebbrezza del godimento di cui ti
dicevo nell{\textquoteright}ebbrezza dell{\textquoteright}artista. E
solo quando egli tenta di fare dell{\textquoteright}archetipo un
modello, quando vuole impadronirsi dello spirituale senza dargli forma,
contemplarlo nell{\textquoteright}informe, l{\textquoteright}opera
diventa fantastica.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
MARGARETHE \ Ma se la fantasia \`e il dono di una pura concezione; non
allarghiamo la sua essenza oltre ogni confine? La fantasia \`e allora
in ogni movimento puro, disinteressato, agito, come
nell{\textquoteright}intuizione: nella danza, nel canto, nel passo e
nella parola cos\`i come nella pura visione del colore. E perch\'e
vorremmo vedere la fantasia principalmente nel colore?}

{\selectlanguage{italian}
\textsf{GEORG \ Certo esiste in noi una intuizione pura dei nostri
movimenti e di tutto il nostro fare, e su di essa poggia, credo, la
fantasia dell{\textquoteright}artista. Ma il colore resta
l{\textquoteright}espressione pi\`u pura dell{\textquotesingle}essenza
della fantasia, giacch\'e proprio ad esso non corrisponde
nell{\textquoteright}uomo alcuna capacit\`a creativa. La linea non \`e
colta con altrettanta purezza, possiamo infatti mutarla mentalmente con
il movimento e il suono non \`e assoluto }\textsf{perch\'e abbiamo il
dono della voce. Ambedue non hanno la pura, intangibile bellezza del
colore. Mi rendo conto, ovviamente, che la vista \`e parte di una
regione della sensorialit\`a umana cui non corrisponde alcuna
capacit\`a creativa: percezione cromatica, odorato e gusto. Guarda come
\`e chiara la lingua su questo punto. Lo stesso termine indica la
propriet\`a degli oggetti e l{\textquoteright}attivit\`a dei sensi:
odorare, aver sapore.}\footnote{\textsf{\ [In tedesco
}\textsf{\textit{schmecken }}\textsf{significa sia
{\textquotedblleft}aver sapore{\textquotedblright} che
{\textquotedblleft}gustare{\textquotedblright}].}}\textsf{ Ma dei
colori si dice che appaiono, il che non si dice mai degli oggetti per
significarne la forma pura. Hai un{\textquoteright}idea di quale
regione dello spirito misteriosa e profonda abbia qui inizio?}}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
MARGARETHE \ Non l{\textquoteright}ho forse intuita prima ancora di te,
Georg? Ma vorrei distaccare nettamente il colore dal misterioso regno
dei sensi. Quanto pi\`u discendiamo in questo secondo regno (della
ricettivit\`a sensoriale), cui non corrisponde alcuna capacit\`a
creativa, tanto pi\`u gli oggetti di questo regno si fanno sostanziali
e tanto meno i sensi possono limitarsi ad afferrare pure propriet\`a.
Non \`e possibile coglierli in se stessi con un atto puro e autonomo
della mente, ma solo come la propriet\`a di una sostanza. Ma il colore
nasce dal profondo della fantasia proprio perch\'e non \`e altro che
propriet\`a, in nulla \`e sostanza o ad essa si riferisce. Del colore
si pu\`o dire solo che \`e una propriet\`a, non che abbia propriet\`a.
Per questo chi non ha fantasia ne ha fatto dei simboli. Nel colore
l{\textquoteright}occhio si rivolge allo spirituale, risparmiando
all{\textquoteright}artista il cammino attraverso le forme della
natura. Il colore dirige il senso, attraverso la pura percezione,
direttamente verso lo spirito, verso l{\textquotesingle}armonia. Colui
che vede si identifica con il colore, guardare un colore significa
affondare lo sguardo in un occhio estraneo che lo inghiotte dentro di
s\'e, l{\textquoteright}occhio della fantasia. I colori contemplano se
stessi, in loro \`e il puro vedere ed essi sono al tempo stesso
l{\textquoteright}oggetto e l{\textquoteright}organo che lo percepisce.
Il nostro occhio \`e colorato. Il colore nasce dalla vista e colora il
puro sguardo.}

{\selectlanguage{italian}
\textsf{GEORG \ L{\textquoteright}hai detto molto bene: nel colore
appare l{\textquotesingle}essenza propriamente spirituale dei sensi, il
percepire; il colore, in quanto spirituale e immediato, \`e la pura
espressione della fantasia. Solo ora capisco cosa vuol dire la lingua
quando parla dell{\textquotesingle}aspetto }\textsf{\textit{(Aussehen)
}}\textsf{delle cose. Vuole indicare appunto il viso
}\textsf{\textit{(Gesicht)}}\footnote{\textsf{\ [In tedesco le parole
}\textsf{\textit{Aussehen }}\textsf{e }\textsf{\textit{Gesicht
}}\textsf{sono entrambe collegate etimologicamente con
}\textsf{\textit{sehen, }}\textsf{vedere].}}\textsf{ del colore. Il
colore \`e la pura espressione della contemplazione del mondo, il
superamento di colui che vede. Attraverso la fantasia, esso si incontra
con l{\textquoteright}odorato e con il gusto, e cosi le persone pi\`u
sensibili possono sviluppare liberamente la fantasia
nell{\textquoteright}intero ambito dei loro sensi. Io almeno credo che
gli spiriti eletti generano da se stessi fantasie di odori, addirittura
di gusti, come altri fantasie di colore. Pensa a Baudelaire. Queste
estreme fantasie si fanno }\textsf{addirittura garanti di innocenza,
giacch\'e solo la pura fantasia da cui sgorgano non viene profanata da
simboli e stati d{\textquotesingle}animo.}}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
MARGARETHE \ Chiami innocenza quell{\textquoteright}ambito della
fantasia nel quale le impressioni vivono ancora pure come qualit\`a in
s\'e, incontaminate nello spirito che le riceve. Questa sfera
dell{\textquoteright}innocenza non \`e forse quella dei bambini e degli
artisti? Vedo adesso con chiarezza che ambedue vivono nel mondo del
colore. Che la fantasia \`e il medium in cui concepiscono e creano. Ha
scritto un poeta: {\textquotedblleft}Se fossi materia, mi
colorerei{\textquotedblright}.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
GEORG \ Creare ricevendo: ecco il compimento
dell{\textquoteright}artista. Questo ricevere dalla fantasia non \`e la
ricezione di un modello ma delle leggi stesse. Esso congiungerebbe il
poeta alle sue figure nel medium del colore. Creare unicamente dalla
fantasia, significherebbe essere divini, creare dalle leggi,
direttamente e senza il tramite delle forme. Dio crea da
un{\textquoteright}emanazione dell{\textquoteright}essere, come dicono
i neoplatonici, e quest{\textquoteright}essere non sarebbe altro che la
fantasia, dalla cui essenza procede il canone. Forse il poeta ha
intuito questo nel colore.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
MARGARETHE \ Solo i bambini dimorano interamente
nell{\textquoteright}innocenza e quando arrossiscono ritornano
nell{\textquotesingle}essenza del colore. In loro la fantasia \`e
cos\`i pura, che ci riescono. -- Ma guarda, non piove pi\`u. Un
arcobaleno.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
GEORG \ L{\textquoteright}arcobaleno. Guardalo bene: \`e solo colore, in
lui nulla \`e forma. E il simbolo \textit{(Sinnbild) }del canone,
cos\`i come emerge divinamente dalla fantasia. In esso infatti
l{\textquoteright}ordine della bellezza \`e quello della natura. La sua
bellezza \`e la legge stessa, non pi\`u tramutata in natura, in spazio,
non pi\`u bella per simmetria, spazio e leggi. Non pi\`u attraverso
forme per derivazione dal canone, no, bella in se stessa.
Nell{\textquoteright}armonia, poich\'e canone e opera sono un tutto
unico.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
MARGARETHE \ E ogni bellezza, in cui l{\textquoteright}ordine del bello
appare come natura, non riposa forse sull{\textquoteright}arcobaleno
come simbolo?}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
GEORG \ E cos\`i. Nella pura contemplazione sta il canone ed esso appare
unicamente nel colore. Poich\'e nel colore la natura \`e spirituale e
nella sua spiritualit\`a non \`e altro che colore. E veramente
l{\textquoteright}archetipo dell{\textquoteright}arte in quanto vive
nella fantasia. La natura infatti ci vive dentro come comunanza di
tutte le cose che non sono n\'e create n\'e creatrici. La natura
concepisce nella pura visione. A lei si riferisce ogni oggettualit\`a
dell{\textquotesingle}arte.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
MARGARETHE \ Potessi dirti quanto mi \`e familiare il colore. Intorno a
me \`e un mondo di ricordi. Penso ai colori dei bambini. Per loro il
colore \`e una sorta di percezione innata \textit{(das Empfangene),
}l{\textquoteright}espressione della fantasia. Soffermiamoci
all{\textquoteright}interno dell{\textquoteright}armonia, della natura
innocente: penso alle figure, colorate o no, alla bella e singolare
tecnica dei miei pi\`u vecchi libri illustrati. Hai mai osservato come
i contorni delle figure vi appaiono sfumati in un gioco di arcobaleni,
come cielo e terra sono colorati a strisce con colori trasparenti, come
i colori sembrino aleggiare sulle cose, quasi a illuminarle di colore o
a inghiottirle. Pensa ai molti giochi infantili che si rifanno tutti a
una pura visione fantastica: le bolle di sapone, il gioco col th\'e, i
colori umidi della lanterna magica, gli acquerelli, le decalcomanie. I
colori sono sempre alonati, tendono a dissolversi variando di
intensit\`a ma senza passaggi di luci e d{\textquotesingle}ombre.
Talora lanosi come i fili colorati da ricamo. Non cera quantit\`a, come
nei colori della pittura. Non ti sembra che tutto questo mondo del
colore, il colore come medium, come assenza di spazio, sia stato
eccellentemente raffigurato dalla policromia? Il mondo estetico del
bambino vi appare come un universo a-spaziale, di pura recettivit\`a,
la cui unica dimensione \`e l{\textquoteright}altezza. La percezione
dei bambini \`e a sua volta dispersa nel colore. Essi non traggono
conclusioni. La loro fantasia \`e intatta.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
GEORG \ Tutte le cose che stai dicendo non sono che aspetti di un unico
colore della fantasia. Un colore netto, senza passaggi, che pure gioca
in innumerevoli sfumature, umido, cancella le cose nella colorazione
dei loro contorni, un medium, puro accidente privo di sostanza, vario e
tuttavia monocromo, un colorato colmare l{\textquoteright}infinito Uno
per mezzo della fantasia. E il colore della natura, delle montagne,
degli alberi, dei fiumi e delle valli, ma soprattutto dei fiori e delle
farfalle, del mare e delle nubi. Proprio per il colore le nubi sono
cos\`i vicine alla fantasia. E l{\textquoteright}arcobaleno \`e per me
la manifestazione pi\`u pura del colore, che anima e compenetra la
natura, ne riporta l{\textquoteright}origine alla fantasia e ne fa
l{\textquoteright}archetipo, contemplazione in silenzio
dell{\textquotesingle}arte. La religione proietta infine il suo sacro
regno nelle nubi e la vita eterna nel paradiso. Mathias Gr\"unewald
dipingeva l{\textquoteright}aureola dei suoi angeli con i colori
dell{\textquoteright}arcobaleno, affinch\'e dalle sacre immagini
l{\textquoteright}anima rilucesse come fantasia.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
MARGARETHE \ La fantasia \`e anche l{\textquoteright}anima del sogno.
Sognare vuol dire cogliere le immagini nella loro purezza.
All{\textquoteright}inizio volevo raccontarti un sogno; ora ci
riuscirei ancora meno, ma tu stesso ne hai visto
l{\textquoteright}essenza.}

{\selectlanguage{italian}\sffamily
GEORG \ Nella fantasia \`e l{\textquoteright}origine della bellezza, che
ci appare solo nella pura ricezione. \`E bello, \`e addirittura
l{\textquoteright}essenza stessa della bellezza che questa bellezza sia
possibile solo riceverla; e solo nella fantasia pu\`o vivere
l{\textquoteright}artista e immergersi nell{\textquotesingle}archetipo.
Quanto pi\`u profondamente la bellezza \`e penetrata in
un{\textquoteright}opera, tanto pi\`u \`e ricevuta. Ogni creazione \`e
imperfetta; ogni creazione \`e senza bellezza. E meglio tacere.}


\bigskip

{\selectlanguage{italian}\sffamily
\foreignlanguage{ngerman}{\textit{Der Regenbogen. Gespr\"ach \"uber die
Phantasie. }}Questo testo di Benjamin, finora ritenuto perduto, viene
qui pubblicato per la prima volta. In una lettera a Ernst Schoen del
gennaio1915 (\textit{Br }120),\textbf{ }Benjamin scriveva:
{\textquotedblleft}Spero di poterla incontrare
all{\textquoteright}inizio di febbraio, quando avr\`o terminato un bel
lavoro sulla fantasia e i colori. Lei sa che su questo argomento vi
sono delle belle cose in Baudelaire{\textquotedblright}.
D{\textquoteright}altra parte, in una lettera a H. Belmore del
25\textbf{ }marzo 1916 (\textit{Br }124)\textbf{ }si legge:
{\textquotedblleft}Dall{\textquoteright}epoca del lavoro su H\"olderlin
e del \textit{Regenbogen}, ho cominciato parecchi nuovi
lavori...{\textquotedblright} Sulla base di questi accenni, gli editori
tedeschi, nella loro avvertenza editoriale, scrivono:
{\textquotedblleft}Di una serie di lavori di Benjamin, di cui si
conosce il titolo o l{\textquoteright}argomento, si deve temere che
essi siano definitivamente perduti. Ci\`o vale per un lavoro del
1915\textbf{ }sulla fantasia e i colori e per un testo, dal titolo
\textit{L{\textquoteright}arcobaleno, }scritto al pi\`u tardi nella
primavera del 1916...{\textquotedblright} (cfr. I, 2,\textbf{
}763).\textit{ }Come risulta dal sottotitolo e dal contenuto del
dialogo che qui pubblichiamo (si veda anche il riferimento a
Baudelaire) non si tratta, in realt\`a, di due lavori, ma di un unico
testo. Esso \`e stato ritrovato a Roma nel 1977\textbf{ }dal curatore
della presente edizione fra le carte di Benjamin in possesso di Herbert
Blumenthal Belmore, che lo aveva conservato con cura dagli anni della
sua giovinezza. Si tratta di un dattiloscritto di ventiquattro fogli
(di formato 22,4 x 28,2 cm) con poche correzioni a penna. Il titolo \`e
nel secondo foglio, sul verso del quale si legge la dedica:
\textit{Grete Radt gewidmet} (dedicato a Grete Radt; Grete Radt era in
quel periodo fidanzata con Benjamin).}
\end{document}
